Ancora di Romeo e Giulietta

Romeo and Juliet Sergio Cupido
Perché interessarsi di Romeo e Giulietta?

Prima di tutto è uno dei testi più conosciuti del Bardo e la sua struttura, i temi trattati, i personaggi lo hanno portato ad essere una delle storie maggiormente messe in scena nella storia del teatro.

La sua fama ci dà molti spunti per riflettere, proprio perché R&J addita facilmente alcuni punti ‘’problematici’’ di cui poter discorrere amabilmente. Proprio come abbiamo fatto nel Gruppo di Lettura delle Officine Teatrali l’11 dicembre 2021.

Prima di tutto abbiamo trattato la questione delle fonti. Infatti il nostro king’s man non fu il primo a raccontare dei due amanti sfortunati, bensì fu Masuccio Salernitano nella raccolta Cinquanta Novelle del 1476. La storia era ambientata a Siena invece che a Verona e i due amanti avevano anche nomi diversi. Si racconta infatti delle vicissitudini di Giannozza e non di Giulietta.

I 2 personaggi appaiono poi in una novella di Luigi da Porta del 1530 che ambientò la storia a Verona e i nomi dei protagonisti erano Romeo Montecchi e Giulietta Cappelletti.

In seguito nel 1554 il soggetto è ripreso da Matteo Bandello che, in una delle sue Novelle, parla di Romeo e Giulietta.

Mr Shakespeare potrebbe, molto probabilmente, aver conosciuto questa storia tramite The Tragical History of Romeus and Juliet di Arthur Brook (preso da un certo “Bandell”).

Tutte queste fonti ci dicono che in tutta certezza ci sia stata la sventurata storia di famiglie rivali che hanno poi costruito una faida sanguinosa. Infatti i Montecchi vennero citati ANCHE da Dante Alighieri nella Divina Commedia, precisamente nel canto VI del Purgatorio, versi 105-106-107, insieme ai Capuleti (o meglio Cappelletti).

Ch’avete tu e ’l tuo padre sofferto,

per cupidigia di costà distretti,

che ’l giardin de lo ’mperio sia diserto.

Vieni a veder Montecchi e Cappelletti,

Monaldi e Filippeschi, uom sanza cura:

color già tristi, e questi con sospetti!

PARAFRASI: Tu e tuo padre [Rodolfo d’Asburgo], trattenuti dallo smodato desiderio di occuparvi di cose tedesche, avete tollerato che il giardino dell’Impero (=l’Italia) fosse ridotto a un deserto! Vieni a vedere Montecchi e Cappelletti (=Capuleti), Monaldi e Filipeschi, o uomo senza cura: quelli son già mal ridotti, questi son pieni di sospetti!

Comunque un nucleo narrativo diffuso e temi forti

Ma se proprio dobbiamo dirla tutta, il nucleo narrativo di fondo è già rintracciabile nelle figure di Piramo e Tisbe tratteggiate da Ovidio. La pièce ha ispirato moltissimi artisti e ha dato luogo ad innumerevoli adattamenti scenici e cinematografici.
Cosa rende il lavoro di William Shakespeare così straordinario? Molte cose, oltre alla lingua così mirabilmente studiata. Voglio però sottolineare due suoi contributi particolarmente salienti per il palcoscenico.
Innanzitutto il tempo dell’azione si riduce a un tempo brevissimo, quattro giorni e quattro notti invece che diversi mesi, rendendo quindi più intensi la tensione e i sentimenti presenti nell’opera. In Teatro l’udo del tempo fa la differenza nella creazione del rapporto con lo spettatore.

In Romeo e Giulietta, Shakespeare affronta poi il tema del rapporto tra genitori e figli e la mancanza di comunicazione tra due generazioni diverse che non è affrontato nelle fonti precedenti. Queste tematiche sono pressoché immortali e comuni a tutte le epoche che hanno seguito quella elisabettiana.

Altri “problemi”.

Per trattare di altre questioni daremo per scontato il sunto dell’opera e ci limitiamo a dire che la tragedia, divisa in 5 atti, è ambientata a Verona e racconta l’amore contrastato tra Romeo Montecchi e Giulietta Capuleti, appartenenti a due famiglie rivali.

Schematicamente (e molto brutalmente):

  • Romeo ama un’altra
  • Giulietta e Romeo si incontrano a una festa.
  • Romeo e Giulietta si sposano in segreto.
  • In una rissa Romeo uccide Tebaldo per vendicare la morte di Mercuzio e viene esiliato.
  • Giulietta, per non sposare Paride, beve una pozione che la fa sembrare morta.
  • Romeo accorre alla tomba di Giulietta credendola morta e si uccide.
  • Al risveglio anche Giulietta, vedendo Romeo morto, si uccide.

Il primo problema che ci poniamo è: se volessimo metter in scena la tragedia, cosa richiederebbe?

Sicuramente numerosi cambi scena, la necessità di rendere la netta separazione tra le 2 fazioni, un ritmo incalzante (poco tempo e decisioni sbagliate da prendere velocemente) e infine un linguaggio recitativo a supporto dei diversi piani comunicativi (linguaggio poetico, musicalità della battuta, doppi sensi, ironia…).

Non sono stato ovviamente esaustivo, ma FERMIAMOCI QUI PER ORA.

Questioni di TEMPO
W. Shakespeare, Tragedie, BUR edizioni, 2006

Notiamo che nel prologo del testo shakespeariano, il nostro William indica che ci vorranno circa 2 ore per fruire la storia. Difficilmente nelle rappresentazioni italiane si è riusciti a stare nelle 2 ore e questo obiettivo (per lo più non raggiunto!) è stato perseguito soprattutto attraverso molti tagli. In primis del prologo, le scene dei servi e purtroppo…. le scene comiche. Perché? Principalmente possiamo giustificarci additando la traduzione, che fa perdere molta della comicità e dei doppi sensi.

Ma questo non basta a trovare una giustificazione. I codici stilistici usati in scena non permettono di avere un ritmo incalzante e vengono per lo più selezionati tramite un criterio figlio di un’equivoco.

L’EQUIVOCO ROMANTICO

Le battute emblematiche che vengono ricordate di questo testo appartengono a Romeo e Giulietta, che per la maggior parte del tempo si esprimono con lessico, sintassi e registri molto alti.

«Se profano con la mano più indegna questa santa reliquia, il peccato è veniale. Le mie labbra, pellegrini che timidamente arrossiscono, sono pronte a temperare questo rude tocco con un tenero bacio
Romeo, Atto 1, sc. 5.

«Il mio unico amore, nato dal mio unico odio!»
Giulietta, Atto 1, sc. 5.

Senza però considerare che spesso e volentieri questo registro è controbilanciato da Shakespeare da discorsi molto più grevi, rozzi e spinti, comici e frivoli se non addirittura proprio sciocchi. Spingere principalmente sul registro romantico porta a interpretare TUTTO il testo in modo equivoco romanticamente.

Cosa comporta questo equivoco? Prima di tutto che pure le traduzioni siano influenzate da questo modo di interpretare le parole del bardo. È un dato di fatto: la traduzione non permette spesso di accedere ad alcuni significati, e le sue diffuse versioni edulcorate non aiutano a comprendere il contrasto tra l’AMORE ELIGIACO e la volgarità, per esempio, di MERCUZIO. Il peso comico nell’opera non è da poco, ma nelle messe in scene del bel paese spesso è ridotto a una manciata di battute appena.

Sul piano RECITATIVO?

ANCHE sul piano recitativo questo equivoco interferisce alla costruzione di verità sceniche alternative.

Il punto è che Shakespeare non parla solo di un amore smodato, dove la gente si strappa i capelli e si batte il petto dove il cuore duole. La modernità di Rome e Giulietta sta nella fretta della storia di due adolescenti che si scontra con il muro culturale e politico imbastito come premessa dalla faida famigliare che fa da sfondo. Il crollo finale di questo muro può avvenire solo davanti alla morte di due giovanissimi, una tragedia imperdonabile per gli stolti adulti che recitano il ruolo di genitori. Questo fa assumere alla storia un carattere davvero drammatico e cupo.

Spesso l’equivoco romantico mostra l’amore più grande di tutti i tempi, anziché vedere una tremenda cotta che, per via di concidenze sfortunate, agisce su un contestoc he è già una polveriera fino a farlo esplodere (il signore di Verona già all’inizio della sotria si strappa i capelli per la cocciutaggine e lo stile violento che Montecchi e Capuleti continuano a riproporre sul palcoscenco della citttà).

Badate bene che il definire l’amore di Romeo e Giulietta come una cotta tra adolescenti non è una semplice interpretazione soggettiva. Infatti Shakespeare fa notare che Romeo si innamora della sua Giulietta appena qualche ora dopo aver lamentato il suo amore non contraccambiato per una certa Rosalina, assente fisicamente nel dramma, ma fortemente presente nel dialogo tra lui e il cugino Benvolio come anche con Frate Lorenzo:

San Francesco! Che cosa è questo cambiamento? Rosalina, che tu amavi così devotamente l’hai dimenticata così presto? L’amore dei giovani non sta veramente nel loro cuore ma nei loro occhi. […] Ma vieni con me, ragazzo volubile…

Il più grande degli amori già nell’età elisabettiana era conosciuto come “amore di sbarbatello” e Shakespeare lo sviluppa per bene con Romeo che (per aver preso una cotta!!) in quattro giorni avvia una serie di morti e spargimenti di sangue che Suburra spostati.

Codici recitativi a confronto

Per concludere l’arringa su questo equivoco romantico riportiamo attenzione su una delle scene più famose e “romanticate”. Nel secondo atto Romeo entra clandestinamente nella proprietà dei Capuleti rischiando la vita e una guerra aperta tra famiglie. Raggiunge il balcone di Giulietta, la ascolta mentre parla ad alta voce di lui e poi palesa la sua presenza per dichiararle il suo amore. Poi, dopo una notte passata assieme probabilmente a giocare a briscola, decidono di sposarsi in segreto al più presto

Le diverse messe in scena vi faranno notare quanto la stessa battuta, più o meno mantenuta fedele al testo originale, riesce ad assumere significati diversi a seconda del codice recitativo adottato. Abbiamo parlato in un altro articolo dei metodi recitativi, ma ancora non abbiamo fatto un vero e proprio affondo sui registri e sui codici della recitazione.

Nel primo esempio della famosa scena del balcone vi proponiamo quella diretta da Franco Zeffirelli.

La scena è carica di romanticismo e Zeffirelli non si risparmia sul caricare questo aspetto nella relazione tra i due ragazzini. Tuttavia la sua versione non scade e si dimostra essere una grande prova di recitazione.

In questa versione della famosa scena abbiamo un codice molto romantico, ma la battuta è galoppante, musicale e ritmata di modo tale da farci percepire l’impetuosità dei due amanti che da lì a poco finiranno a letto assieme.

In questa versione sempre della Royal Shakespeare Company invece il codice recitativo porta la scena (stesse battute!) a essere più comica, più leggera e mostrando meglio il lato adolescenziale dei due personaggi che, in fondo, sono pur sempre dei bambini.

Il punto su cui si vuole portare qui l’attenzione è la scelta. C’è sempre una scelta artistica del regista e soprattutto degli attori che potrà dare una sfumatura diversa all’opera che è messa in scena, senza vincoli particolari, fatta eccezione per quelli culturali che impediscono di vedere quanto le possibilità del teatro siano in vero molto più ampie di quanto non appaiono a prima vista.

Ancora di Romeo e Giulietta

2 commenti su “Ancora di Romeo e Giulietta

  1. Molto chiaro e brillante, sembra invitare al dibattito, quindi: pur rendendomi conto che qualsiasi commento (da chi, come me, non è esperto su questo capolavoro) rischi di essere la “scoperta dell’acqua calda”, vorrei aggiungere due cosine in proposito, che sono state accennate in quell’incontro interessante e che mi sembrano utili a chi si avvicina alla recitazione (con qualsivoglia finalità) e al mondo del teatro.
    1. la lettura di questa meraviglia può essere una guida nella scoperta di conflitti, obiettivi contrastanti e fieramente perseguiti, caratteri, tecniche, tratti dei personaggi attraverso alcuni dialoghi splendenti. Ne cito due: – Lorenzo e Romeo (atto III, scena III) e Giulietta e la nutrice (atto II scena V)
    2 l’attualità del testo (tra le altre cose) per la sua denuncia sociale sottesa, presente in diverse parti:
    – giustizia e privilegi (atto III, scena I, atto V scena I);
    – profonda conoscenza dell’animo umano in cui forse ci possiamo identificare (alcune citazioni da Juliet atto III scena II vv 116/117, v 120).
    Il teatro per divertire, ma attraverso il divertimento (via privilegiata per crescere anche come persone) contribuire al cambiamento della società: un incitamento a noi oggi
    Lo so, “l’acqua calda” l’hanno scoperta da ‘mo! Ma a me è piaciuto molto
    Laura

  2. Grazie Laura del tuo commento. L’acqua calda, nonostante sia stata scoperta antica, viene diffusamente utilizzata anche oggi. Forse non è così male dirsi cosa che sembrano ovvie, perché è nell’ovvietà del quotidiano che nasce l’arte.

    Un caro saluto,
    Samuel

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